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Cosa è esattamente la melatonina e perché è così importante?

La melatonina (chimicamente N-acetil-5-metossitriptammina) è un ormone prodotto dall’organismo, dalla ghiandola pineale, una ghiandola endocrina situata nel cervello, denominata anche epifisi a partire dall’amminoacido triptofano (Rudiger Hardeland, SR Pandi-Perumal ,Daniele P Cardinali https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16219483/)

Una volta formata, la melatonina non viene immagazzinata all’interno della ghiandola pineale, ma diffonde nei capillari e nel fluido cerebrospinale.

E’ stata scoperta circa 50 anni fa e più precisamente nel 1958 da Aaron Lerner, un dermatologo che isolò questo ormone nella ghiandola pineale delle mucche.

Svolge un ruolo essenziale nella fisiologia del sonno e nella regolazione del ciclo sonno-veglia. La produzione di melatonina segue un ritmo circadiano, con un minimo durante le ore diurne e un picco durante le ore notturne, fra le 2 e le 4 di notte, ed è per questo motivo che è anche chiamata “ormone del buio” o “ormone del sonno

Ha un’importanza straordinaria nel rendere più intensa la fase REM; favorendo una maggior capacità del nostro organismo di rigenerarsi durante la notte, andando ad incrementare il picco di GH notturno capace di ristorare tutto il metabolismo, prevenendo l’invecchiamento precoce e mantenendone l’età biologica.

La sua secrezione viene regolata dalla luce: quando lo stimolo luminoso arriva alla retina viene trasmesso un segnale all’epifisi dove viene inibita la sua secrezione (Melatonina, ghiandola pineale e ritmi circadiani  V M Cassone, W S Warren, D S Brooks, J Lu  https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/8274765/).  Il buio, al contrario, ne stimola il rilascio ed è per questo motivo che la melatonina ha un picco nelle ore notturne e valori molto più bassi durante il giorno. La melatonina esercita un effetto sedativo e il cervello la utilizza come una sorta di segnale per informare l’organismo che è buio e che è pertanto giunto il momento di dormire e riposarsi.

Una volta prodotta, la melatonina resta solo da 20 a 90 minuti nel flusso sanguigno. Poiché è altamente liposolubile e poco solubile in acqua, la melatonina penetra facilmente in ogni compartimento cellulare (membrana, citoplasma e nucleo) di ciascuna cellula del corpo.

Possiamo trovale la Melatonina in alcune tipologie di alimenti che possono contribuire ad aumentare le scorte di questo nutriente nell’organismo. La fonte principale di melatonina in natura è rappresentata dagli alimenti di origine vegetale tra cui troviamo: il riso integrale, il mais e l’avena. Anche i legumi come lenticchie e fagioli sono ricchi di melatonina e, nella categoria verdure, pomodori e ravanelli ne possiedono buone quantità. Altre fonti vegetali di melatonina sono banane, mele, ciliegie e frutta secca come noci e pistacchi. Tra i cibi di origine animale che possiedono buone quantità di melatonina spiccano le uova ed il salmone. Risulta però pressoché necessario ricorrere all’uso di integratori alimentari per incrementarne la disponibilità dal momento che poche persone riescono nel corso della vita a mantenerla costante.

Consumare carboidrati nel pasto serale aiuta in questo processo, verrà stimolato il passaggio di Triptofano nella barriera ematoencefalica che porterà a una forte sintesi di Serotonina, la quale in assenza di luce viene convertita dal nostro metabolismo in Melatonina. Consumare molte proteine nel pasto serale indurrà invece il passaggio di Tirosina e Fenilalanina nel cervello stimolando la sintesi di Norandrenalina, che contribuirà a darci uno stato di veglia e renderà più difficile addormentarsi.

La Melatonina svolge inoltre una funzione importantissima sui nostri assi ormonali perché in relazione alla sua concentrazione il nostro organismo sa quanti ormoni produrre e quando generarli (Melatonina: un ormone maestro e un candidato per la panacea universale V Kumar https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/9063071/).

E’ intuibile pertanto che il nostro organismo si troverà maggiormente in equilibrio in soggetti il cui ritmo circadiano LUCE/BUIO è costante: questo si traduce in una miglior produzione di ormoni che nel tempo garantiranno un miglior stato di salute, una minor esposizione a fattori infiammatori (spesso silenti) e quindi una miglior prospettiva di vita. Coloro che invece tendono ad avere questo ciclo Luce/Buio sfasato (come ad esempio i turnisti, gli infermieri e medici notturni, Business man che vivono su aerei con problemi costanti di Jet Lag), avranno chiaramente una tendenza a sviluppare nel tempo squilibri endocrini che li esporranno ad un invecchiamento cellulare più rapido e quindi ad una maggior usura dell’organismo che sarà più soggetto a malattie (La ghiandola pineale umana e la melatonina nell’invecchiamento e nel morbo di Alzheimer  Ying-Hui Wu ,Dick F Swaab https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/15725334/).

Avere sane abitudini alimentari serve a garantire un processo fisiologico nella produzione delle giuste quantità di Melatonina. Eccessi di alcool, caffeina, tabacco e farmaci come sonniferi, beta bloccanti, antinfiammatori e antidepressivi portano ad una drastica diminuzione di questo ormone.

La produzione di melatonina è minima nei primi mesi di vita, aumenta nell’età giovanile per poi tornare a calare nella tarda età adulta ed anziana. Per questo con l’avanzare dell’età i tempi di addormentamento possono allungarsi. La produzione di melatonina ha un andamento stagionale, con periodi di produzione più brevi in estate e più prolungati in inverno. La presenza di una fonte di luce durante la notte può bloccare la produzione della melatonina e può causare disturbi del sonno. L’integrazione di melatonina può ripristinare i tempi fisiologici per l’addormentamento.

Quali sono i benefici che derivano dall’integrazione di Melatonina?

Il consumo di Melatonina aiuta a ristabilire l’equilibrio interno dell’organismo e a contrastare in questo modo svariati disturbi del sonno.

Il suo utilizzo porta però anche altri vantaggi. Molte pubblicazioni indagano possibili effetti positivi della melatonina nella prevenzione di alcuni tumori in quanto, come ha evidenziato il Dott. Di Bella, la Melatonina in associazione ai Retinoidi (derivati della vitamina A) induce l’attivazione di oncosoppressori, prevenendo l’insorgenza di tumori e rallentando notevolmente lo sviluppo di quelli esistenti.

Esiste evidenza che l’inizio e/o la progressione di alcuni tumori possano essere bloccati o quantomeno rallentati dall’incremento fisiologico notturno dei livelli di melatonina nel sangue e nel compartimento extracellulare (Blask et al., 2005, a).

La Melatonina ha un effetto antiossidante e anti-age perché riduce i radicali liberi, potenzia l’attività di alcuni enzimi antiossidanti e inibisce enzimi pro-ossidanti. Anche nel mondo vegetale, la melatonina sembra fornire una risposta ai danni ossidativi causati dai raggi UV. È stato stimato che una molecola di melatonina vegetale sia in grado di neutralizzare fino a 10 molecole di radicali liberi.

La somministrazione di melatonina è in grado di prevenire i danni del sistema nervoso centrale e del fegato dipendenti dall’avanzare dell’età (Tresguerres et al., 2008). Tale miglioramento sembra essere tanto più evidente quanto più precocemente viene iniziata la terapia.

Non solo promotore del sonno ma anche come protettore di malattie Neurodegenerative.  La terapia con melatonina in pazienti con morbo di Alzheimer si è rivelata in grado di migliorare la qualità del sonno in questi pazienti, oltre a ridurre le anormalità degli altri ritmi circadiani e, in generale, di rallentare la progressione della malattia (Asayama et al., 2003),

La somministrazione di melatonina si è rivelata utile per i pazienti con Parkinson, aumentando la loro capacità di movimento e la durata del sonno (Dowling et al., 2005). Inoltre, dati recenti indicano che la somministrazione di melatonina in questi pazienti è in grado di migliorare la qualità del sonno (Mendes-Medeiros et al., 2007).

Gli integratori di melatonina aiutano a prevenire e ridurre le malattie come l’asma, l’artrite e molte patologie autoimmuni in drastico aumento nella popolazione mondiale.

Svolge inoltre un’azione antinfiammatoria grazie alla inibizione di enzimi pro-infiammatori

E’ di grande beneficio al reflusso gastroesofageo, ad ulcere e bruciori di stomaco in generale. Da uno studio effettuato si è visto che associando la melatonina alla terapia farmacologica il recupero da queste problematiche era molto più veloce, specialmente nel combattere l’Helicobacter Pylori. (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/16219483/)

La Melatonina viene spesso introdotta in integratori formulati per donne con ovaio policistico o con problemi di fertilità, in quanto esiste uno studio che sembra dimostrare un possibile effetto di abbassamento dell’FSH; in realtà ad oggi l’effetto della melatonina sulla fertilità femminile risulta poco chiaro, addirittura secondo alcune fonti potrebbe interferire sulla funzionalità ovarica e ridurre il desiderio

A livello sportivo sono stati effettuati studi che hanno mostrato come l’assunzione di 5 mg di Melatonina in soggetti che si allenavano costantemente in palestra abbiano incrementato i valori di GH notturni rispetto al gruppo di coloro che si allenavano sempre in modo costante ma senza i 5 mg di Melatonina.

Sapevi che la Melatonina è considerata la sostanza endogena più attiva per contrastare lo stress ossidativo?

La melatonina viene considerata la sostanza endogena dotata di maggiora attività protettiva nei confronti dello stress ossidativo. Questo perché la sua azione si svolge non è soltanto diretta contro i prodotti nocivi della ossidazione, ma anche indiretta, volta a stimolare l’attività degli altri componenti dei sistemi di difesa (ad esempio il glutatione) e ad inibire gli enzimi pro-ossidanti (come le lipossigenasi e l’ossido nitrico sintetasi) (Harderland, 1997). La capacità che la melatonina ha di interagire con i radicali liberi (fatto, questo, che le ha valso l’appellativo di “spazzino dei radicali liberi“), deriva sia dal fatto che tale ormone possiede una grande affinità chimica per questi composti, sia dalla capacità di reazione diretta anche nei confronti di altre sostanze nocive, quali gli anioni superossidi. In tal senso la melatonina agisce, contrariamente ad altri comuni anti ossidanti come il glutatione e l’acido ascorbico, in maniera definitiva sui radicali liberi, bloccando cioè la catena di eventi che conduce alla produzione e all’automantenimento delle sostanze ossidanti. In particolare, a livello cerebrale, è anche in grado di determinare la stimolazione dell’attività del più importante sistema antiossidante in quella sede e cioè l’enzima glutatione perossidasi. La protezione fornita dalla melatonina sembra essere diretta a livello della struttura maggiormente vulnerabile agli attacchi delle sostanze tossiche e cioè il DNA, legandosi ad esso, all’interno del nucleo delle cellule. A conferma di tale attività, nostri dati del tutto recenti indicano che la melatonina si localizza sia a livello del citoplasma che del nucleo delle cellule che costituiscono gli organi dell’apparato riproduttivo dell’animale maschio (Nordio et al., 2008 in press). D’altronde è stato anche documentato che la melatonina è in grado di proteggere i linfociti umani dai danni diretti al codice genetico determinati da insulti diversi, quali radiazioni, sostanze tossiche, radicali liberi, campi elettromagnetici, ecc.

Qualora la protezione fornita dalla melatonina si riduca, sia gradualmente a causa di una fisiologica diminuzione dei livelli di melatonina che si manifesta ad esempio con il progredire dell’età, sia rapidamente, in corso di stress cronici e di malattie debilitanti che determinano un impoverimento generale del potenziale antiossidativo dell’organismo, i soggetti risulteranno maggiormente esposti all’azione dei radicali liberi, particolarmente dannosi a livello cerebrale.

Sapevi che la Melatonina è un oncosoppressore e un potente antitumorale?

Ormai da diversi anni esiste evidenza che l’inizio e/o la progressione di alcuni tumori possano essere bloccati o quantomeno rallentati dall’incremento fisiologico notturno dei livelli di melatonina nel sangue e nel compartimento extracellulare (Blask et al., 2005, a). Alcuni autori hanno potuto documentare che la somministrazione di melatonina è in grado di svolgere attività oncostatica in un’ampia serie di cellule tumorali, quali le cellule del carcinoma ovario, del carcinoma endometriale, del melanoma umano, del tumore prostatico e di quello intestinale (Pandi-Perumal et al., 2006).

L’associazione della Melatonina con altre terapie antitumorali si è dimostrata efficace, non soltanto nei confronti della progressione del tumore, ma anche nei confronti di un miglioramento della qualità della vita dei pazienti, migliorando la mielotossicità e linfocitopenia caratteristiche dei protocolli chemioterapici (Vijayalaxmi et al., 2002). I pazienti con vari tipi di carcinomi presentano infatti un alterato ritmo di secrezione della melatonina (Grin e Grunberger, 1998).

Nel tumore mammario, la melatonina riduce la sintesi locale degli estrogeni, essenzialmente con conseguente riduzione del livello degli estrogeni circolanti. Inoltre attraverso un’azione diretta sulle cellule tumorali, la melatonina agisce inibendo gli enzimi armatasi (controllano la conversione da androgeni ad estrogeni) (Kiefer et al., 2002; Dopfel et al., 2007). Un ampio studio ha inoltre dimostrato che ai soggetti con livelli di melatonina più elevati è associato un rischio contenuto di sviluppare carcinoma della mammella. (Blask et al., 2005, b).

Ulteriori dati indicano che l’attività oncostatica della melatonina si svolge anche tramite un effetto inibitorio sulla captazione degli acidi grassi (dell’acido linoleico in particolare) della cellula tumorale, allo scopo di prevenire la formazione di un composto di derivazione altamente mitogeno (l’acido 13-idrossioctadecadienoico), con la mediazione dei recettori MT1 ed MT2 (Blask et al., 2005, a)

Per quanto riguarda l’impiego della melatonina in associazione con terapie antiblastiche, essa è risultata in grado di aumentare la sopravvivenza e la qualità della vita in pazienti con carcinoma del polmone metastatizzato (Lissoni et al., 2003), riducendo maggiormente la progressione del tumore, rispetto all’uso della sola chemioterapia (Lissoni, 2007). 

Lo sapevi che la Melatonina stimola il sistema immunitario?

La convinzione che la melatonina fosse in grado di interferire con il sistema immunitario risale a diversi anni or sono, quando uno studio ormai “storico” dimostrò che la inibizione della secrezione della melatonina determinava un’attenuazione della risposta immunitaria nell’animale da esperimento (Maestroni et al., 1986).

Da allora ha preso il via tutta una serie di esperimenti per capire meglio in che modo la melatonina potesse essere collegata al funzionamento del sistema immunitario e attualmente è possibile affermare che le attività di immunostimolazione svolte dalla melatonina, a più livelli, sono state confermate in una grande varietà di organismi viventi, compreso l’uomo. In particolare, la inibizione della secrezione di melatonina, determina una immunodepressione. Al contrario, la somministrazione di melatonina all’inizio del periodo notturno è in grado di ripristinare la qualità della risposta anticorpale, la resistenza all’attacco dei virus, dei parassiti e delle cellule tumorali, ed il peso del timo (Carrillo-Vico et al., 2005).

Lo sapevi che la Melatonina può migliorare il processo di invecchiamento?

E’ ormai noto che il processo di invecchiamento sia associato alla degenerazione e alla desincronizzazione delle funzioni dell’organismo. Infatti, con l’avanzare dell’età, viene a ridursi drasticamente il potenziale di adattabilità alle variazioni dell’ambiente che ci circonda. In ultima analisi, e da un punto di vista puramente conservativo della specie, avendo superato la fase riproduttiva, l’organismo che invecchia viene messo nelle condizioni di diminuire fisiologicamente le proprie capacità di sopravvivenza e quindi dare spazio ad individui più giovani, in grado di riprodursi a loro volta, in modo da perpetuare la specie.

E’ necessario sottolineare che, quando si parla di invecchiamento, non è possibile sottovalutare la grande differenza individuale fra i soggetti anziani in relazione, ad esempio, con il potenziale genetico dell’invecchiamento, con la risposta ai fattori ambientali, con i livelli di melatonina, la cui maggiore o minore presenza può contribuire a spiegare il marcato divario che a volte si nota fra età anagrafica ed età biologica del soggetto.

Tale divario può essere evidenziato determinando quella che si definisce come la qualità dell’invecchiamento per mezzo di una serie di accertamenti strumentali quali le concentrazioni plasmatiche o urinarie di melatonina che ci daranno indicazioni precise sullo stato reale della capacità funzionale dei vari organi, indipendente dall’età anagrafica.

“Non invecchiamo tutti allo stesso modo”

In pratica, gli organi e di conseguenza le funzioni interne possono deteriorarsi meno rispetto a quanto non accada alla media delle persone della stessa età, consentendo all’individuo di apparire più giovane, sia di aspetto, sia come funzionalità endogena. In realtà, l’invecchiamento fisico e mentale sta diventando uno dei maggiori problemi di salute del nostro secolo. Quasi sempre esso è accompagnato da una o più malattie concomitanti, definite croniche e/o degenerative le quali aggravano il normale cammino dell’invecchiamento. La loro comparsa è in genere grandemente favorita da abitudini di vita del tutto errate e protratte per un numero di anni sufficiente.

A titolo di esempio, basti pensare alla cosiddetta “Sindrome metabolica”, all’arteriosclerosi, all’infarto, alla trombosi cerebrale, al cancro, ecc.: tutte patologie il cui momento iniziale può essere ricercato in una non più perfetta adattabilità dell’organismo (in termini di autodifesa) all’insulto provocato da alcuni stimoli nocivi e di solito perfettamente controllabili. Più in particolare, per quanto riguarda la sindrome metabolica, dati recentissimi hanno dimostrato una correlazione fra alterazione dei livelli plasmatici di melatonina e genesi della malattia (Robeva et al., 2008). Da tali concetti ha preso vita un’ipotesi, definita teoria dell’invecchiamento, che tenta di spiegare che, almeno nelle prime fasi, invecchiamo essenzialmente perchè non siamo più in grado di eliminare con successo le sostanze tossiche derivanti dal processo di ossidazione e che si vanno, pertanto, accumulando progressivamente, innescando un lento ma inesorabile processo di degradazione.

In tutto ciò si inserisce la melatonina i cui livelli plasmatici notturni vanno via via diminuendo con il progredire dell’età, fino a più del 50% di riduzione rispetto ai livelli del giovane adulto.

Sembra verosimile ipotizzare che la ridotta secrezione di melatonina propria dell’età avanzata dipenda, almeno in parte da una duplice serie di fattori: da un lato la riduzione intrinseca della capacità metabolica dei pinealociti a causa del progressivo logoramento di essi (fattori genetici, ambientali e di stile di vita); dall’altro, la concomitante alterazione di tutte le altre strutture cerebrali renderebbe queste non più in grado di fornire il numero sufficiente di segnali di cui l’epifisi ha bisogno per un corretto funzionamento.

Quali possono essere le conseguenze della riduzione di Melatonina?

La società odierna è caratterizzata da quello che viene comunemente definito come “inquinamento luminoso” e cioè la costante esposizione degli individui a radiazione luminosa durante le ore notturne

Dati della letteratura sempre più numerosi indicano infatti un collegamento fra esposizione alla luce durante le ore notturne, riduzione dei livelli di melatonina e rischio di malattia (ad esempio l’aumento dei casi di tumore mammario nelle donne “turniste”).(Schernhammer et al., 2006, a).

La Melatonina quindi è sicura?

Andersen e Rosemberg in questo studio del 2015 (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26692007/ ) e Foley e Steel in questo studio del 2019 ( https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30670284/ ) hanno mostrato come la Melatonina sia un prodotto sicuro e che non crea assolutamente dipendenza.

Nei soggetti in cui c’è stato un grande utilizzo di questo prodotto e anche ad alte dosi (5mg) non si è creato nessun problema endocrino, palesando la capacità dell’organismo di produrre di nuovo in modo autonomo le giuste quantità di Melatonina.

La melatonina è ben tollerata per la maggior parte della popolazione, ma come tutte le sostanze (integratori e farmaci) tra gli effetti collaterali più comunemente segnalati ricordiamo:

È ovviamente consigliabile evitare l’utilizzo di macchinari e strumenti pericolosi nelle ore successive all’assunzione della molecola.

Qual è il fabbisogno giornaliero di Melatonina?

La verità è che non esiste un dosaggio prestabilito. Si può partire con dosaggi molto bassi esempio 0,5 mg fino ad un massimo di 5mg (di solito consigliati a chi si allena molto o chi tende ad avere particolari problemi di sonno). In mezzo a questo range bisogna riuscire a trovare il dosaggio più appropriato per noi. Se ci accorgiamo che gli 0,5 mg non funzionano possiamo gradualmente aumentare fino ai 2,3,5 mg. Non serve andare oltre i 5 mg poiché se già ad alti dosaggi come questi appena indicati non percepiamo benefici, difficilmente andando oltre cambierà qualcosa. E’ consigliabile partire da bassi dosaggi per trovare la soglia minima di prodotto per avere il massimo degli effetti.

Secondo le raccomandazioni delle linee guida EFSA (European Food Safety Authority) il dosaggio quotidiano di melatonina (VNR%) non deve superare 1mg. L’assunzione di eventuali integratori viene consigliata poco prima di coricarsi per ottimizzare l’assorbimento della melatonina.

A differenza di molti farmaci utilizzati per l’insonnia, è improbabile che una persona possa diventare dipendente dalla melatonina, oppure non risponda più alla somministrazione di compresse (assuefazione).

In quali casi la melatonina non è efficace?

C’è una cattiva notizia per chi fa uso di alcolici o ha anche solo l’abitudine di consumare un calice di vino la sera durante la cena. Si è visto da uno studio, come l’alcool interferisca direttamente nella produzione endogena della Melatonina, abbassandone il livello nel sangue. Quindi se sei una persona che ama concedersi un bicchiere di vino evita tassativamente di consumarlo la sera.

É molto meglio consumarlo a ora di pranzo, consentendo al tuo organismo di espellere l’alcool durante il resto del giorno. In questo modo si potrà arrivare alla sera maggiormente depurati e quindi senza problemi di interazione con la melatonina e quindi col peggioramento della qualità di sonno. Lo studio da parte dei ricercatori ha quindi pensato che somministrando un integratore a base di melatonina in soggetti abituati a consumare alcolici potesse in qualche modo ovviare il problema ma purtroppo la cattiva notizia è che con alti livelli di alcool nel sangue si ha una incapacità dell’organismo di metabolizzare l’l’integrazione di Melatonina che risulta inefficace anche con dosaggi alti.

Un’ aspetto importante da trattare è l’interazione che si può avere tra melatonina e farmaci, per cui fare molta attenzione se già si stanno assumendo questi farmaci:

  • – sonniferi
  • – anticoaugulanti
  • – farmaci per abbassare la pressione
  • – antidepressivi
  • – farmaci per il diabete
  • – contraccettivi nella donna

Quindi consulta sempre il tuo medico prima di assumere questo prodotto.

Quali soggetti devono prestare attenzione prima di assumere Melatonina?

Non esistono ad oggi sufficienti evidenze di sicurezza sull’utilizzo della melatonina in gravidanza e in allattamento, quindi si raccomanda di non assumerla se non espressamente prescritta dal ginecologo.

È consigliabile valutare sempre con il pediatra l’utilizzo nei bambini, anche se la ricerca dimostra una buona sicurezza anche sul lungo periodo.

Alcune fonti consigliano cautela in pazienti con:

Si raccomanda infine di evitare o valutare con il medico l’uso di melatonina in caso di:

  • UTILIZZO DI FLUVOXAMINA (UN ANTIDEPRESSIVO), PERCHÉ IN GRADO DI AUMENTARE LE CONCENTRAZIONI DI MELATONINA CIRCOLANTE,
  • UTILIZZO DI BENZODIAZEPINE (ANSIOLITICI E SONNIFERI) O FARMACI IPNOTICI CORRELATI PER IL RISCHIO DI AUMENTO DI EFFETTI COLLATERALI COGNITIVI E PSICOMOTORI,
  • CONSUMO DI ALCOLICI.

È ovviamente controindicata in caso di soggetti che in passato abbiamo manifestato reazioni allergiche a seguito della somministrazione dell’integratore.

Non sembrano invece esserci effetti epatotossici (cioè sul fegato).

In sintesi la Melatonina è utile per:

  • Migliorare la qualità del sonno e del ritmo circadiano,
  • Incrementare i valori notturni dell’ormone GH
  • jet lag
  • diminuire i sintomi dell’astinenza quando si smette di fumare
  • rafforzare il sistema immunitario
  • combattere l’infiammazione corporea
  • combattere lo stress ossidativo
  • migliorare il percorso di invecchiamento rallentando il deterioramento degli organi
  • prevenire l’insorgenza di alcuni tumori
  • rallentare la progressione tumorale
  • migliorare la qualità di vita del paziente oncologico
  • migliorare le problematiche legate al reflusso gastro-esofageo
  • proteggere da malattie neurodegenerative

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